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Rubrica: Risponde il teologo

16 Aprile 2017

Come viene stabilita la data della Pasqua?

di Redazione Toscana Oggi

Mi sono sempre chiesto perché la data della Pasqua cambia ogni anno. In base a che cosa viene stabilita? E quando è stato deciso il criterio con cui fissare la celebrazione?

Mario Capretti

La vita dell’attuale calendario è sorta attorno alla ricerca della data per celebrare la Pasqua cristiana. Saranno i vescovi convocati dall’imperatore Costantino a Nicea nel 325 d.C. a prendere la prima posizione ufficiale scegliendo fra le due datazioni, romana e asiatica, a favore della tradizione romana. La Pasqua doveva essere celebrata sempre nella prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera. Il calendario Giuliano non era perfetto e proprio in quegli anni l’equinozio fu spostato dal 25 al 21 marzo. Oggi è sempre il 21 marzo nel cambiamento dal calendario Giuliano a quello di Papa Gregorio XIII nel 1582.

Il rapporto fra festa di Pasqua e calendario è così naturale, la celebrazione della Resurrezione di Cristo ha sempre avuto la sua centralità ed il Concilio di Nicea voleva che tutte le chiese celebrassero nello stesso giorno il Mistero Pasquale di Cristo Crocifisso e Risorto. Si risolveva così la spinosa differenza fra la prassi pasquale romana che celebrava la Pasqua la domenica e quella orientale detta quattordecimana che la celebrava il 14 di Nisan qualunque fosse il giorno della settimana, secondo il calendario in uso ancora oggi presso gli ebrei.

La Chiesa incaricata per la datazione fu quella di Alessandria di Egitto che attraverso le «Litterae festale» comunicava per tempo la data di Pasqua. Qui si scopre l’uso ancora in liturgia di dare per l’Epifania la comunicazione della data di Pasqua nella quale i catecumeni avrebbero ricevuto il battesimo.

Il desiderio del Concilio di Nicea non è, però, stato raggiunto.  La decisione di Papa Gregorio nella riforma del calendario non fu accolta dalla Ortodossia, per un massiccio intervento ottomano, all’interno dell’ortodossia stessa. Si sono così avute altre fratture, Costantinopoli, la Grecia, la Romania assunsero per la Pasqua il calendario Giuliano e per il resto dell’anno il calendario gregoriano. Inoltre gruppi di ortodossi si separarono fra loro, i così detti vecchio-calendaristi e questo rende pastoralmente difficile anche oggi raggiungere un accordo comune.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II propose di stabilire una domenica fissa in cui celebrare la Pasqua («Sacrosanctum concilium, Appendix») ma solo le Chiese della Riforma si dimostrarono favorevoli, l’Oriente preferì rimanere fedele alla linea di Nicea. La Chiesa Cattolica propose e propone di accordarsi nelle varie regioni e Chiese per celebrare comunque assieme nella stessa domenica (cfr. s. Giovanni Paolo II, Orientalium Ecclesiarum, n. 20). Così alcune Chiese Cattoliche in paesi a maggioranza Ortodossi si sono adattate al loro calendario, tipo Grecia, Etiopia, Egitto.

Ma cosa c’era dietro la diatriba della scelta della datazione della santa Pasqua? La primitiva tradizione vede nella vicenda «passione» il contenuto principale della Pasqua. Cristo è il «vero Agnello» immolato, questa tematica produceva due diverse tradizioni e datazioni. Roma privilegiava l’Agnello in quanto figura dell’Immolato ma vivente e celebrava in domenica la sua resurrezione. San Ireneo, che ci informa della diatriba, e celebrava come a Roma in domenica afferma: «Il nome di questo mistero è passione, causa di liberazione». 

Invece le Chiese di tradizione Giovannea (area efesina) celebravano, in tono più giudaico, l’Agnello nel segno della immolazione e celebravano la Pasqua il 14 di Nisan assieme agli ebrei, in qualunque giorno della settimana cadesse. Melitone di Sardi (tradizione quattordecimana) sottolinea: «il Signore che avendo sofferto per colui che soffriva, è risuscitato dai morti e ha portato l’uomo con sé nelle altezze dei cieli», è il Cristo che viene proclamato e celebrato «Pasqua della nostra salvezza». Immolazione e resurrezione coincidono nell’evento della Croce come nel Vangelo di Giovanni, che sappiamo essere scritto nell’area della città di Efeso. Entrambe le tradizioni avevano in comune la lettura cristologica della passione sempre unita alla resurrezione che gli studiosi definiscono come: «Pascha ex passione».

Alessandro Biancalani

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