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Rubrica: Risponde il teologo

10 Giugno 2009

Cosa fare per favorire la partecipazione dei bambini alla Messa domenicale?

di Archivio Notizie

Sono una nonna, mio nipote farà fra poco la Prima Comunione. È una cosa che mi emoziona anche se penso che difficilmente resterà fedele all’appuntamento domenicale con l’Eucaristia. Oggi è difficile portare i bambini alla Messa, presi come sono da mille impegni (sport, gite…) ma è anche verò che la Messa li coinvolge poco. Se poi parlano o fanno rumore, vengono rimproverati: è giusto, ma il risultato è che la domenica dopo avranno ancora meno voglia di andarci. Come si può fare?

Marta Cenni

Risponde don Roberto Gulino, docente di LiturgiaIn questo periodo dell’anno, in cui molti ragazzi si accostano per la prima volta alla mensa eucaristica ricevendo la Prima Comunione, la domanda della signora Marta trova una grande risonanza nelle menti e nei cuori di genitori e nonni: come fare per favorire la partecipazione dei nostri figli e nipoti alla Messa domenicale?

Si potrebbe dire che è il problema di sempre e che sarà un problema per sempre, nel senso che non esistono soluzioni immediate ed universali per risolvere efficacemente questa difficoltà.

Facilitare la partecipazione alla celebrazione eucaristica, di grandi e bambini, è un’esigenza avvertita con intensità dalla comunità ecclesiale, che già nel documento del Concilio Vaticano II sulla riforma liturgica (Sacrosanctum Concilium, datato 4.12.1963) chiedeva di incrementare e migliorare il nostro modo di celebrare l’Eucaristia. E anche oggi, l’Ordinamento Generale del Messale Romano, approvato il 25.01.2004, chiede che – durante la Messa – si abbia «la massima cura nello scegliere e nel disporre quelle forme e quegli elementi che la Chiesa propone, e che, considerate le circostanze di persone e di luoghi, possono favorire più intensamente la partecipazione attiva e piena, e rispondere più adeguatamente al bene spirituale dei fedeli» (n° 20).

Il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi alla celebrazione eucaristica domenicale è stato subito dopo il Concilio al centro dell’attenzione dei nostri Pastori, i quali, nel primo Sinodo dei Vescovi tenuto a Roma nel 1967, chiesero di studiare approfonditamente la questione per proporre alcune soluzioni concrete. Pochi anni dopo, il 1 novembre 1973, la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato il «Direttorio per le Messe dei fanciulli» contenente delle indicazioni e delle proposte concrete per cercare di affrontare la partecipazione dei bambini alla liturgia eucaristica.

Il primo capitolo, intitolato «Come guidare i fanciulli verso la celebrazione eucaristica», richiama all’importanza dell’educazione cristiana che deve andare di pari passo con la maturazione e lo sviluppo umano dei ragazzi. Massima importanza ha la dimensione cristiana della famiglia: «In forza dell’impegno consapevolmente e liberamente assunto nel Battesimo dei loro bambini, i genitori hanno il dovere di insegnare loro gradualmente a pregare, pregando essi stessi ogni giorno con loro e indirizzandoli a dire personalmente le loro preghiere. Se poi i fanciulli così preparati fin dai teneri anni, avranno modo di partecipare liberamente con i loro familiari alla Messa, cominceranno a cantare e a pregare nella comunità liturgica e potranno giungere ad una sia pur vaga percezione del mistero eucaristico».

Accanto ai genitori svolgono (dovrebbero svolgere!) il loro ministero di aiuto all’educazione cristiana – continua il Direttorio – il padrino e la madrina del battesimo, i catechisti, i formatori, gli educatori, il sacerdote e la comunità cristiana stessa.

Il secondo capitolo, «Messe per gli adulti, presenti anche i fanciulli», indica per le celebrazioni domenicali e festive, alcuni accorgimenti per favorire la partecipazione dei ragazzi:1- la monizione iniziale del sacerdote, subito dopo il segno di croce ed il saluto liturgico, che vuole introdurre i presenti al tema celebrativo, da farsi, per coinvolgere anche i più piccoli, usando termini ed immagini che più si avvicinano al loro mondo; 2- così anche l’omelia «sia rivolta ad essi» sapendo che quanto riesce a far capire i ragazzi, spesso aiuta anche i grandi; 3- proporgli alcuni servizi e ministeri: fare il chierichetto, preparare prima ciò che serve alla celebrazione, coinvolgerli con dei canti adatti, portare i doni dell’offertorio all’altare, chiedergli di raccogliere le offerte tra i fedeli…

Il terzo capitolo si sofferma sulle «Messe per i fanciulli con la partecipazione di alcuni adulti» proponendo delle celebrazioni nei giorni feriali appositamente pensate per i ragazzi (e qui vengono anche proposte «ad experimentum» tre preghiere eucaristiche, intercalate da acclamazioni frequenti, ed altre orazioni e preghiere liturgiche modulate con termini ed espressioni più vicine alla realtà dei fanciulli) che possano essere propedeutiche e preparative all’eucaristia domenicale.

Detto questo il problema rimane, sapendo che spesso saper coinvolgere i più piccoli alla realtà cristiana della fede e alla sua celebrazione nel mistero eucaristico è un dono legato al carattere e alla sensibilità personale, sia del sacerdote che presiede la celebrazione, sia dei genitori nel loro ruolo educativo e formativo della famiglia, anche se di sicuro, TUTTI possiamo-dobbiamo imparare a migliorare il nostro modo di vivere e celebrare la fede in prima persona per poi testimoniarla e trasmetterla agli altri. E spesso – durante la liturgia eucaristica – anche un sano equilibrio tra silenzio/rispetto/educazione dei piccoli (e dei loro genitori) e pazienza (del sacerdote) deve essere cercato e realizzato da entrambe le parti!

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