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Rubrica: Risponde il teologo

15 Settembre 2019

Il rosario: una preghiera che unisce semplicità popolare e profondità teologica

di Redazione Toscana Oggi

Sul numero 26 di Toscana Oggi la signora Martina chiede precisazioni sulla pia devozione del rosario. Don Diego Pancaldo risponde in modo molto preciso che il rosario è una preghiera di meditazione perché ripetendo l’Ave Maria (la parola ave è un bruttissima traduzione perché sarebbe meglio usare il verbo «rallegrati»), «siamo invitati a pensare e a riflettere sul mistero che abbiamo proclamato». È proprio qui la questione: don Diego conosce molte chiese dove si riflette sul mistero quando si sciorinano in una cantilena le «Ave Maria»? Il rosario è diventato, e mi scuso per il paragone probabilmente irriverente, come il parmigiano, va bene per ogni piatto di pasta e si è quindi svilito nella forma e nella sostanza. Ma anche qui i parroci si guardano bene da ricordare queste cose, accettano supinamente che le «pie donne» recitino le Ave Maria prima della celebrazione della messa, od in altre occasioni, senza alcun tentativo di valorizzare i misteri che sono, questi sì, Parola di Dio. Meglio allora forse recitare bene un’Ave Maria alla Madre di nostro Signore che senz’altro la gradirà molto di più.

Gianfranco Vanni

Vorrei ricordare al lettore che il rosario della Vergine Maria è «preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae

Tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di pregare questa stupenda preghiera contemplativa con una intensità ed una devozione da approfondire e rinnovare costantemente. Certamente chi svolge un compito pastorale avrà il dovere di educare chi gli viene affidato, con la parola e la testimonianza di vita, ad una preghiera che sia un vero e proprio dialogo d’amore. Nella Novo Millennio Ineunte San Giovanni Paolo II auspicava che ogni comunità cristiana diventasse autentica scuola di preghiera, «dove l’incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero ‘invaghimento’ del cuore». Sottolineava inoltre che i comuni cristiani non si possono «accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita» riteneva necessario che l’educazione alla preghiera diventasse in qualche modo «un punto qualificante di ogni programmazione pastorale». Su questo aspetto certamente tutti possiamo fare di più. Ma non mancano affatto esperienze di parrocchie, movimenti, associazioni in cui si cerca di valorizzare la preghiera contemplativa del Rosario. Ciò accade in diverse comunità che ben conosco e soprattutto nei Santuari mariani piccoli e grandi dove si custodisce con particolare premura questa bella modalità di pregare.

Per quanto riguarda il singolare paragone con il parmigiano che va bene con ogni piatto di pasta, le direi sinceramente che sì, per me è proprio così: il parmigiano dà gusto ad ogni piatto. Personalmente lo gradisco anche… sui funghi.

I Santi ci offrono sulla preghiera del Rosario una lezione straordinaria. Penso, ad esempio, a Madre Teresa, che ebbi la grazia di incontrare a Firenze, nei primi anni ottanta, in occasione di un evento dedicato al rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale. Parlava a un pubblico di migliaia di persone snocciolando la corona del Rosario per tutta la durata del suo intervento che durò circa un’ora. Forse era anche quella sua modalità di pregare che dava sapore alle sue parole e ai suoi gesti.

In ogni caso lei stessa ripeteva alle sue consorelle impegnate a servire Cristo nei più poveri tra i poveri: «Rendiamo onore alla Madonna e cantiamo la sua gloria ovunque andiamo, recitando il Rosario, con amore e devozione, quotidianamente e nelle strade». Ella si raccomandava di «rimanere sempre estremamente fedeli e mai abbandonare questa pratica». Diceva: «Aggrappati al Rosario come la pianta rampicante si aggrappa all’albero, perché senza la Madonna non possiamo reggerci». Un invito rivolto a tutti che vale anche per il presente.

Diego Pancaldo

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