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Rubrica: Risponde il teologo

25 Settembre 2012

Il segno della croce si può fare anche con la mano sinistra?

Ho una figlia mancina, che ha solo 4 anni. Le stiamo insegnando a farsi il segno della croce, ma lei insiste a farselo con la mano sinistra che è la mano che usa per fare tutto. C’è un motivo particolare per cui il segno della croce deve essere fatto con la mano destra?

Massimo Masoni

Risponde don Roberto Gulino, docente di LiturgiaFino a qualche decennio fa, per una sorta di condizionamento socio-culturale, chi usava la mano sinistra al posto della destra veniva guardato stranamente, in modo curioso, in alcuni casi anche sospetto.

Occore precisare che anche a livello scientifico, fino agli anni 70, il mancinismo era considerato una devianza, una forma di demenza messa in relazione con la dislessia, una sorta di patologia.

Anche i termini usati, nel loro significato etimologico, lasciano trasparire qualcosa di nettamente negativo: il nostro «mancino» deriva dal latino «mancus» (colui che manca di qualcosa, che è mutilato, incompleto, non perfetto

Possiamo capire – senza giustificare! – come in passato purtroppo molte volte ci siamo trovati di fronte a forzature sui mancini perché imparassero ad usare la destra, creando sofferenze, spesso violenze, del tutto ingiustificate e fuori luogo.

Oggi non è così. Consapevoli che l’uso della mano destra o sinistra dipende dalla predominanza di un emisfero cerebrale sull’altro (nei mancini prevale il destro, viceversa per chi usa la destra) si cerca di non contrastare la tendenza naturale dell’attività motoria.

Di fatto l’indicazione che si trovava nel Messale di San Pio V del 1570, rimasto in vigore per quattro secoli, come pure nel Catechismo di Pio X del 1908, secondo cui il segno di croce doveva essere eseguito con la mano destra viene ripresa nel Messale di Paolo VI del 1970 – come pure nel Catechismo del 1992 – senza l’indicazione di usare una mano specifica (cfr Ordinamento Generale del Messale Romano n° 50 e n° 124; Catechismo della Chiesa Cattolica n° 1235 e n° 2157).

Con il movimento liturgico iniziato nel XIX secolo si cerca di sottolineare e vivere il senso autentico di ogni gesto liturgico cogliendone il suo significato più profondo.

Scriveva Romano Guardini nel 1922: «Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell’atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell’anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia! Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino» (tratto da: I santi segni). Al di là della mano che lo compie, è importante vivere questo gesto come un autentico momento di comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Così sia.

risponde il teologo
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