Skip to content
0 prodotti
Area riservata
  • Notizie
    • Toscana
  • Il Settimanale
    • Toscana Oggi
    • La Parola – Fiesole
  • Edizioni Locali
    • Cremona
    • Grosseto
    • Fiesole
    • Firenze
    • Arezzo-Cortona-Sansepolcro
  • Rubriche
  • Eventi
    • Toscana Oggi contro il virus
    • Mostre
    • Campanile rock
    • Visite guidate
    • Appuntamenti
    • Via Francigena
    • The di toscanaoggi
    • Campanile Chef
  • Shop
  • Tv e Media
    • Immagine
    • Video
  • Cet Notizie
    • Giovanni Paolo II
    • Benedetto XVI
    • Altri Episcopati
    • Santa Sede
    • Chiesa Italiana
    • Concilio – Pontefici
    • Ecumenismo
    • Politica e Società
    • Vescovi Toscani
Area riservata

Rubrica: Risponde il teologo

29 Ottobre 2017

«La carne è debole», dice Gesù. Perché Dio ci ha dato questa debolezza?

di Redazione Toscana Oggi

A volte mi chiedo: perché Dio ci ha dato certi istinti, se poi dobbiamo frenarli o mortificarli? Il fatto di avere un corpo ci obbliga ad avere bisogno di mangiare, bere, vestirsi, dormire, riprodursi… e l’istinto ci spinge a ricercare queste cose anche oltre quello che sarebbe necessario: non ci basta mangiare ma vogliamo farlo in maniera da soddisfare il gusto, e spesso esagerando nella quantità. E lo stesso vale per le altre necessità corporali. «Lo spirito è pronto ma la carne è debole», dice anche Gesù. Questa debolezza è un dono o un peso? A volte io la sento più come un peso…

Donatella Rigoli

La domanda può avere tre soluzioni. La prima è accettare il dato di fatto come si presenta, e allora – dicono i moderni saggi – non c’è necessità di frenare o mortificare nulla: così siamo e così s’agisce! La seconda fa capo a un principio naturale, nel quale converge una unitarietà comportamentistica che deriva dalla ragione e allora sarà necessario mortificare e frenare ciò che è contrario alla ragione. La terza è una soluzione teologica alla quale si riferisce la domanda della lettrice, e a questa rispondo.

Dio non ci ha fatto istinti, pulsioni e quant’altro, ma, quando ci ha creato, ha voluto realizzare un essere a immagine e somiglianza sua: uomo e donna lo creò. Dio stesso è il principio e il criterio per capire l’«essere umano». È necessario tornare all’inizio del Libro della Genesi. Dio è Uno e Trino, creando l’uomo lo fa uno e duale: uno nella natura due nelle persone maschile e femminile. Le due persone umane nel loro modo di essere sono capaci pienamente di attuare per analogia (=a somiglianza) il Dio Trino. Nei loro corpi e tramite essi possono esprimere l’amore vicendevole che è la vera immagine di Dio.

Dunque ciò che determina l’essere umano è la Natura divina, la sua imitazione e in particolare la «comunione» che Adamo ed Eva avevano con Dio stesso. La comunione che intercorreva tra Dio e l’«uomo» era il fondamento della vita e dell’essere umano. Lo dice Gesù: voi siete i tralci, Io la vite. La forza vitale, che permeava l’uomo e la donna originari, correva nella comunione reciproca con la Trinità. In quel momento tutto l’essere umano, sia maschile che femminile, faceva capo e aveva una unità esistenziale, in ragione di una comunione tra le due persone umane e Dio.

In questo momento corpo, anima, istinti e passioni, affetti e sentimenti, emozioni e ragionamenti, conoscenze e pensieri, e quant’altro, tutto – dico tutto – era ordinato e convergente verso l’amore di Dio e di conseguenza verso un amore reciproco tra uomo e donna che imitava esattamente la vita trinitaria di Dio. Dio disse all’uomo e alla donna: attenzione, se mangiate dell’albero morirete! In altri termini: se alterate col peccato di disobbedienza il rapporto d’amore tra Me e voi, cesserà la comunione vitale e voi, abbandonati a voi stessi, morirete. Morire significa proprio questo: disarticolazione e disintegrazione dell’essere umano.

A questo punto è possibile rispondere a quanto la lettrice chiede. Una volta «distrutta» l’unità dell’essere umano, ogni parte di esso rivendica i suoi «diritti»: il corpo i suoi, le membra i suoi, la psiche i suoi, lo spirito i suoi e così via. Abbiamo modo allora di parlare di istinti, pulsioni, sentimenti, emozioni, passioni… in modo autonomo e contrastante che dilaniamo l’essere umano sia in se stesso, sia in rapporto all’altra persona umana, sia in rapporto a Dio. Dato poi che l’uomo è immerso nel mondo materiale, il corpo con i suoi istinti, le sue passioni e pulsioni, la fa da padrone, per cui Gesù dice: lo spirito è forte, ma la carne è debole, nel senso che le «ragioni» della carne sono più forti e violente dello spirito che ha ragioni e motivi validi, ma contro le passioni e gli istinti del corpo nulla può fare senza una adeguata esercitazione e allenamento.

In conclusione. La carne-corporeità è stata data da Dio perché l’essere umano potesse viverci e attuare quell’amore sponsale che è l’essenza stessa dell’essere umano, ma tolto l’amore sponsale e divino, non rimane che un corpo assetato di passioni e di concupiscenza. Questo Dio non lo aveva voluto, ma è un retaggio del peccato d’origine derivato appunto dalla disarticolazione dell’essere umano, cioè dalla sua «morte».

È vero questo discorso? Penso di sì, perché il Cristo venendo per la nostra salvezza, ci riporta alla vita grazie all’amore verso il prossimo e verso Dio, perché senza questa linfa non possiamo pensare di ricostruire un organismo umano unitario e in comunione.

Quando infine si parla di mortificazioni e freni da porre ai nostri istinti è come fare una riparazione di una macchina sgangherata, se vogliamo superare quella fase dobbiamo tornare ad essere, come all’origine, figli di Dio. L’uomo che è in piena comunione con Dio non ha necessità di vincere gli istinti, perché di essi ha bisogno per amare, e in questo caso vengono naturalmente incanalati verso il bene della persona quando esprime se stessa nell’amore, in tutta la sua pienezza e bellezza, sia per l’altro sia per Dio.

Athos Turchi

Sfoglia la rivista online Abbonati subito

Rubrica: Risponde il teologo

A cosa servono le Messe di suffragio? Un modo per raccomandare al Signore l’anima dei nostri cari defunti

Rubrica: Risponde il teologo

Perché pregare per altre persone? Che efficacia può avere? La risposta del teologo

Rubrica: Risponde il teologo

La novena di Natale, ecco come nasce una delle forme più amate di devozione

Rubrica: Risponde il teologo

Perché Dio nella Bibbia è chiamato «il Dio vivente»?

Rubrica: Risponde il teologo

Quanto deve durare la Messa? L’importante è che la liturgia sia curata

Rubrica: Risponde il teologo

Il Papa e il Concilio, la Chiesa li considera infallibili. Ma la questione è complessa

Potrebbero interessarti

Rubrica: Al Cinema

Nuovo articolo per una rubrica

Rubrica: Al Cinema

Il film: “Avatar”, Cameron, Pandora e il futuro del cinema

Rubrica: Città metropolitana

Ultima rubrica di Città Metropolitana.

Logo toscanaoggi Copyright 2026 ©Toscanaoggi.it

Gruppo

  • La nostra redazione
  • Abbonamenti

Cet Notizie

  • Vescovi Toscani
  • Chiesa Italiana
  • Altri Episcopati
  • Santa Sede
  • Benedetto XVI
  • Giovanni Paolo II
  • Concilio – Pontefici
  • Politica e Società
  • Ecumenismo

Community

  • Le Idee
  • Sondaggi
  • Newsletter
  • Facebook
  • Twitter

Archivio

  • Territori
  • Diocesi
  • Provincie
  • Musei d’arte sacra
  • Privacy Policy
  • Informativa Cookie
  • Trasparenza