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Rubrica: Risponde il teologo

26 Novembre 2008

La Chiesa approva la donazione di organi?

di Archivio Notizie

Credo che la donazione degli organi sia un atto di altruismo molto bello; vorrei sapere però se questa pratica è compatibile con la morale cristiana o se ci sono dei motivi di dubbio.

Giuseppe Chiari

Risponde p. Maurizio Faggioni, docente di Teologia MoraleLa domanda del lettore ci permette di tornare sul discorso tenuto dal Santo Padre il 7 novembre scorso rivolgendosi ad un congresso della Pontificia Accademia per la vita sul tema «Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di organi» (BENEDETTO XVI: TRAPIANTI, CONSENSO INFORMATO CONDIZIONE PREVIA DI LIBERTA’). Con parole inequivocabili e persuasive, il Papa ha insegnato che «la donazione di organi è una forma peculiare di testimonianza della carità» e può essere compresa appieno soltanto «nella logica della gratuità». Sappiamo che il dono di organi e tessuti può ridonare la salute o migliorare in modo netto la qualità di vita delle persone così che donare qualcosa di sé per il bene dell’altro, per lo più un prossimo sconosciuto, oltre che a costituire un aiuto alla medicina, è un modo per realizzare il senso della nostra vita che è vita buona quando è vita-per-l’altro. Nell’egoismo dilagante, la donazione di organi rappresenta una scelta profetica e controcorrente, un atto squisito di solidarietà e di misericordia.Il prelievo di organi può avvenire sia dal vivente, sia dal cadavere, ma sempre rispettando la dinamica del dono, ispirata a libertà a gratuità: una persona che vende sé o parti di sé diventa cosa, perché solo le cose si comprano e si vendono. Durante il Congresso sono emersi, purtroppo, fatti conturbanti riguardo al prelievo di organi da bimbi e da adulti viventi compiuto con la forza o abusando della condizione di estrema povertà di quelle persone. Il legittimo desiderio di salute di alcuni non giustifica certo la violazione dei diritti basilari della persona, trasformando quello che dovrebbe esser un dono in un ennesimo sopruso.

Il consenso esplicito al prelievo è condizione per la donazione da vivente e parimenti è condizione necessaria la possibilità che, dopo la donazione, il donatore possa continuare a vivere senza rischi per la sua salute e rispondere alle sue responsabilità di carità familiari e sociali. La Morale cattolica chiede che anche il prelievo da cadavere sia compiuto in seguito a una volontà di donazione espressa in vita, perché il cadavere, pur non essendo più «persona», è però vestigio e memoria della persona e contiene un riverbero della dignità personale, per cui non può essere trattato come un qualsiasi oggetto da manipolare a volontà.  «L’atto d’amore che viene espresso con il dono dei propri organi vitali – ha detto papa Benedetto – permane come una genuina testimonianza di carità che sa guardare al di là della morte perché vinca sempre la vita». Sin dagli anni ’50 papa Pio XII aveva esaltato la figura di don Gnocchi che aveva donato le sue cornee a due bimbi, Silvio Colagrande e Amabile Battistello. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna, a questo proposito, che «il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio» (CCC 2301).

Un problema molto discusso è quello dell’accertamento della morte e il Santo Padre nel discorso sopra ricordato ha voluto affrontarlo, anche perché un recente articolo sull’Osservatore Romano aveva messo in dubbio il consenso sulla nozione di morte cerebrale e sui criteri per accertarla. Senza entrare nei dettagli, diciamo che la morte può essere accertata con i classici criteri cardiorespiratori (arresto dell’azione cardiaca e della respirazione) o con i criteri neurologici introdotti quarant’anni fa e rapidamente accolti dai medici e dagli scienziati. Non si tratta del solo elettroencefalogramma piatto – come pensano in tanti – ma di criteri molto sofisticati che accertano la perdita irreversibile delle funzioni encefaliche, sia quelle superiori, sia quelle vegetative.Facendo eco a Pio XII, Giovanni Paolo II, in un discorso tenuto ad un Congresso di Trapiantologi il 29 agosto 2000, aveva detto che è compito della scienza determinare criteri affidabili per l’accertamento della morte in generale e della morte cerebrale in particolare. La Chiesa, verificata la sintonia di questi criteri con i principi di una sana antropologia, ritene che tale consenso fra scienziati di buona coscienza offra la necessaria certezza morale per il prelievo. Ricordando i progressi della scienza nell’accertare la morte del paziente, Papa Benedetto XVI ha esortato a ricercare «soluzioni che diano certezza a tutti». Nei casi in cui non si raggiunga la necessaria certezza morale, dovrà sempre prevalere – come è ovvio – il principio di precauzione per non rischiare da trattare come un cadavere qualcuno che non lo è ancora. Per i nostri lettori, comunque, vorrei ricordare che la legge italiana sull’accertamento della morte è molto scrupolosa e garantista, così che in Italia, a differenza di altri Paesi, i cittadini possono senza timore dare il loro consenso al prelievo post mortem e compiere un atto di alto valore umano e cristiano.

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