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Rubrica: Risponde il teologo

28 Novembre 2007

La dottrina cristiana ammette la cremazione?

di Archivio Notizie

In questi giorni di novembre, visitando i cimiteri, ho avuto occasione di parlare con alcuni conoscenti del culto dei defunti, e del nostro attaccamento a chi ci ha preceduto nell’altra vita. Qualcuno diceva che si sta diffondendo molto la pratica della cremazione, e che per legge adesso è anche consentito di conservare a casa le ceneri dei propri cari, o di disperderle. Cosa pensa la Chiesa di questo? La cremazione non va contro la resurrezione dei corpi in cui crede la Chiesa?

Claudio Manfredini

Risponde Ida Tiezzi, docente di EscatologiaCi ricorda il Concilio Vaticano II: Non lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno (GS 14). La «resurrezione della carne» o «resurrezione dei morti» è un punto centrale della fede cristiana. Già lo affermava con forza San Paolo: Come possono dire alcuni tra voi che non esiste resurrezione dei morti? Se non esiste resurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede (1Cor 15,12-14).

Il valore del corpo, allora, per il cristiano è dato dal fatto che esso deriva dall’atto creativo di Dio e dalla consapevolezza che, attraverso il Cristo risorto che ci associa a sé nel battesimo, è finalizzato alla resurrezione finale. Per questo la Chiesa pone attenzione anche al corpo dei defunti. Anche se l’uomo nella morte è ormai entrato nella dimensione dell’eternità di Dio, la Chiesa prega accanto al suo corpo, celebra l’Eucarestia alla sua presenza; il corpo viene asperso con l’acqua benedetta (quell’acqua con cui era stato battezzato) e viene incensato come forma di sommo rispetto. Neppure all’uscita della chiesa questo corpo viene abbandonato ma, accompagnato al luogo della sepoltura, viene benedetto ancora una volta e consegnato alla terra dove resta, santificato, in attesa della resurrezione escatologica.

È chiaro che una visione di questo genere risulta priva di significato per chi crede che con la morte finisca tutto e dunque qualsiasi cosa venga fatta al corpo non ha senso alcuno: in tale prospettiva,  visto il problema dello spazio nei cimiteri, risulta più pratico ed economico ridurre subito i morti in cenere. 

Invece, proprio per il grande rispetto del corpo che ha, la Chiesa richiede normalmente la sepoltura (infatti, sotto l’influsso della fede nella resurrezione dei morti, sorse molto presto l’uso cristiano di seppellire i cadaveri dei fedeli nel cimitero, che significa «dormitorio»).

Per molto tempo la Chiesa ha proibito la cremazione perché storicamente era espressione di disprezzo del corpo e della sua chiamata alla resurrezione (in tempi recenti è stata soprattutto espressione di un atteggiamento materialista o agnostico). Oggi la Chiesa non proibisce più la cremazione «a meno che non sia stata scelta per motivi contrari alla dottrina cristiana» (così si esprime il Codice di Diritto Canonico).

Questa apertura è dettata dalla consapevolezza che la potenza creatrice di Dio non è certo ostacolata dal modo con cui avviene la sepoltura. Il rapporto con Cristo non può essere determinato dalle condizioni delle membra fisiche: è determinato dal valore interiore. Certo, il rapporto con Cristo sarà totalizzante, sarà quello di una totale assimilazione a Lui, nella sua condizione di figlio di Dio; e quindi anche nella sua condizione di risorto. Perciò anche il corpo partecipa a questo destino eterno.

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