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Rubrica: Risponde il teologo

20 Aprile 2004

La «Serva del Signore» è una donna di Israele

di Archivio Notizie

di Luigi M. De Candido«Ha soccorso Israele suo servo» (Luca 1,54). Mentre va maturando la comprensione del progetto di Dio su di lei, Maria riconosce che l’Onnipotente si è ricordato della misericordia promessa agli antenati di Israele, popolo al quale essa stessa apparteneva. Era originaria di Nazaret, borgo fino ad allora irrilevante nella geografia della Galilea e insignificante nella storia del popolo di Dio. Come Giuseppe e poi Gesù, Maria è ebrea; è israelita. L’intuizione autobiografica che tutte le generazioni la chiameranno beata non sottintende una sottrazione di quella cittadinanza israelitica. L’universalità della devozione mariana nelle chiese cristiane e del rispetto altrove, come nell’islam coranico, non può offuscare la sua identità etnica di ebrea. La cittadinanza per così dire acquisita nelle chiese cristiane e quella privilegiata nelle chiese cattolica e ortodossa non annullano la sua appartenenza al popolo di Israele. Tali accoglienze successive non costringono la vergine madre di Nazaret a ritirare le sue consapevoli parole – o a supporre che possa oppure che avesse potuto ritirare quelle parole – con le quali ella si mette in relazione con i padri del popolo, con Abramo e i suoi discendenti fino ai giorni della sua contemporaneità. Maria è solidale con il suo popolo Israele. La stragrande maggioranza degli anni di sua vita ha consumato come ebrea, plasmata dalla cultura israelitica, fedele alle costumanze proprie del suo popolo, devota – nel limite invalicabile ingiunto alle donne – del Dio di Abramo e Isacco e Giacobbe. L’appartenenza della madre del messia al popolo dell’antica alleanza è un dato teologico in quanto concerne il piano salvifico di Dio e teologale in quanto è dono del medesimo Iddio. La preferenza con la quale Dio sceglie una donna ebrea per calare nella storia la salvezza dell’intera umanità, la salvezza proposta ad ogni uomo, resta agganciata al ‘mistero nascosto da secoli’ in Dio medesimo.

Ma uno spiraglio di motivazione e comprensione si apre nella constatazione che solo Israele fu custode della fede nel Dio che si è rivelato ai patriarchi di quel popolo ed ha guidata la sua storia con la propria parola che costituiva il basamento dell’alleanza e la peculiarità di fede e di identità di quel popolo. Ascoltando le sue parole, si riscontra non solo l’appartenenza etnica bensì anche una somiglianza tra Maria e Israele: lei si dispone quale serva del Signore come Israele è servo del Dio che lo soccorre. All’interno del popolo Israele, servo del Signore, si aderge una donna, serva del medesimo Signore e di lui essa canta la misericordia di cui ha avvolto Abramo e la sua discendenza per sempre, ovvero tutti i figli di Israele.

Maria come ebrea resta testimone del perdurare incessante di quella misericordia verso il popolo Israele. Madre di Gesù -attraverso lei innestato nelle generazioni dell’umanità non solo ma segnatamente anche nelle generazioni del popolo di Abramo- presente nella sua comunità pasquale e pentecostale, Maria arricchisce la sua identità etnica israelitica mediante l’appartenenza al nuovo popolo di Dio, il popolo cristiano della chiesa.

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