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Rubrica: Risponde il teologo

27 Aprile 2004

Nicodemo, maestro che non sa

di Archivio Notizie

DI BENITO MARCONCININicodemo, sconosciuto alla tradizione sinottica, è tra i personaggi meglio caratterizzati dell’evangelista Giovanni, come Tommaso e la Samaritana, anche se tanto diverso da loro nell’esito della ricerca di Gesù. È una di quelle persone che dichiarano di credere fondandosi solo sui segni: Gesù, però non si fida di loro, attingendo alla sua conoscenza intima del cuore umano che gli permette di vedere al di là delle apparenze.

Il «vincitore nel popolo» (questo è il senso del suo nome in greco) è un capo dei Giudei appartenente al gruppo dei farisei e probabilmente membro del Sinedrio, assemblea di 71 persone, tribunale supremo ai tempi di Gesù, costituito in maggioranza da sadducei e diviso in tre classi: gli anziani provenienti dall’aristocrazia laica, i sommi sacerdoti e gli scribi o dottori della legge. Nicodemo faceva parte di questi ultimi, secondo la parola di Gesù che lo chiama «maestro in Israele» (Gv 3,10). Istruito e coraggioso, come rivela il forte intervento a non giudicare un uomo prima di averlo ascoltato (Gv 50-52), era probabilmente anche ricco, considerata la forte somma spesa per la sepoltura di Gesù (Gv 19,39).

Questa persona eminente nel campo religioso, culturale, sociale, economico «viene da Gesù di notte» (Gv 3,2): il verbo «venire» esprime un inizio di fede, una buona disposizione verso Gesù, mitigata dalla connotazione temporale che ha ricevuto una grande varietà di interpretazioni. Tra queste non si può escludere un certo timore di compromettersi dinanzi all’autorità giudaica che poteva prendere provvedimenti disciplinari: questo timore è registrato per Giuseppe d’Arimatea (Gv 19,38) e per altri. «Tra i capi molti credettero in Gesù, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga; amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio» (Gv 12,42-43).

Nicodemo riconosce la legittimità dell’insegnamento e dell’opera di Gesù, distinguendosi nettamente da coloro che poco prima chiedevano a che titolo avesse cacciato i venditori dal tempio ed esigevano le prove della sua autorevolezza: «quale segno ci mostri per fare queste cose?» (Gv 2,18). Nicodemo è sicuro dell’insegnamento di Gesù, della sua natura di profeta inviato da Dio e si esprime anche a nome di altri: «Maestro, sappiamo che sei venuto da Dio, nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui» (Gv 3,3). Gesù con fine ironia lo considera un maestro che non sa, un esimio rappresentante del giudaismo che resta fuori dai grandi valori, un ammiratore, non un suo imitatore: a lui Gesù impartisce una catechesi in tre tappe, come vedremo la settimana prossima.

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