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Rubrica: Risponde il teologo

30 Agosto 2011

Perché la Chiesa cattolica non ammette il matrimonio omosessuale?

di Archivio Notizie

Ho letto che a Milano, nella chiesa valdese, è stato celebrato il matrimonio di una coppia omosessuale. Si trattava, a quanto dicono i giornali, di una coppia che seguiva abitualmente la vita di quella comunità cristiana e che aveva espresso il desiderio che la propria unione venisse benedetta. Qual è la posizione della Chiesa cattolica rispetto a situazioni simili? Una coppia di persone dello stesso sesso, entrambe cattoliche praticanti, potrebbe chiedere che la propria unione ricevesse in parrocchia, se non il sacramento del matrimonio, una qualche forma di benedizione?

Mattia

Risponde padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia moraleHa destato curiosità e scalpore, alcune settimane fa, la notizia che a Milano è stata benedetta da una  pastora  valdese una coppia omosessuale. Gli argomenti più frequentemente usati dai sostenitori di questa prassi sono due: il primo è che per i Valdesi il matrimonio non è un sacramento, ma un fatto civile che viene regolato autonomamente dagli Stati; il secondo è che Dio ama qualunque forma di amore per cui la Chiesa non può negare una benedizione ad una coppia veramente innamorata.

In effetti, la Chiesa antica conosceva cerimonie di benedizione dell’amicizia, ma non benedizione dell’amicizia omoerotica. Per la Chiesa cattolica il matrimonio è una realtà naturale, umana e terrestre, ma aperta verso la trascendenza. Il matrimonio naturale, ferito dal peccato originale secondo il noto racconto di Genesi 3,  è stato dal Signore Gesù redento ed elevato alla dignità di sacramento. Realtà naturale  e realtà sacramentale del matrimonio non si sovrappongono, ma neppure si oppongono:  il sacramento fiorisce nel contesto dell’amore umano. L’amore coniugale non è semplicemente un amore fra persone, ma è un amore totale, sensibile e spirituale, esclusivo, fedele e fecondo. Una comunione totale chiede come presupposto la diversità di sesso fra gli sposi perché solo se mi apro a chi non è sessualmente come me posso uscire da me e incontrare il tu. Se nell’amicizia non erotizzata il tu di una persona semplicemente  un’altra persona, uomo o donna indifferentemente. Nel matrimonio il tu di un uomo non può essere altro che una donna e la fecondità è segno  di questa apertura vitale nella diversità e reciprocità.

Non vogliamo entrare nella storia, nei vissuti, nelle emozioni dei due protagonisti dell’evento in questione, ma possiamo dire che, in linea di principio, l’uguaglianza di sesso impedisce radicalmente che possa darsi in tali casi un amore di qualità coniugale.  Non neghiamo che possano esserci  sentimenti  e impegni anche molto significativi fra due persone dello stesso sesso, ma non si tratta di amore coniugale. Questo argomento è di natura antropologica – come si vede – e non teologica perché è una riflessione sulla struttura del matrimonio naturale.

Gli Stati possono ritenere di legittimare o regolare questa e altre situazioni consimili, come sta accadendo in alcuni paesi, ma resta il fatto che il matrimonio naturale è altro.

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