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Rubrica: Risponde il teologo

26 Maggio 2010

Perché si usa l’incenso durante la liturgia?

di Archivio Notizie

Leggo che nell’antico testamento la purificazione dell’altare avveniva con il sangue degli animali. Oggi vedo il sacerdote passare con l’incenso intorno all’altare ed a volte anche essere lui incensato ed incensare l’assemblea. Il significato è lo stesso ? In generale qual è il significato dell’uso dell’incenso nella liturgia?

Massimo Volpe Risponde padre Giovanni Roncari, docente di storia della ChiesaL’incenso è uno dei tanti segni che la liturgia usa per esprimere dei messaggi, dei sentimenti, atteggiamenti spirituali. Questi segni sono tanti: immagini sacre, paramenti con i loro colori, atteggiamenti del corpo (in piedi, in ginocchio, prostrazioni..) luce (candele, cero pasquale..) olio per le unzioni (crisma, olio degli infermi, catecumeni) l’acqua, la cenere, il bacio, il segno della croce e della pace ecc.. l’elenco è lungo, ma molto interessante per penetrare il senso profondo della liturgia, che parla attraverso gesti-segni-simboli. Del resto anche nella vita ordinaria, l’uomo si esprime attraverso simboli e segniper poter comunicare sia con gli altri e sia anche con se stesso. Basti pensare ai simboli della vita quotidiana, ai riti collettivi e individuali che caratterizzano la nostra società.

L’incenso non è sicuramente uno dei segni più importanti della liturgia, tuttavia ha una sua storia e un suo significato. Simboleggia la preghiera e la venerazione verso Dio e anche l’onore reso alla persona ritenuta importante, in un atmosfera resa piacevole dal suo profumo.

Nel tempio di Gerusalemme vi era l’altare dell’incenso o dei profumi, simbolo della preghiera che sale a Dio (Esodo 30).  Zaccaria, il padre di Giovanni Battista «officiava davanti al Signore… gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso» (luca 1,8).

Il profeta Isaia (60,6) annuncia che «tutti verranno da Saba, portando oro e incenso», parole che Matteo (2,11) vede compiersi nei doni offerti a Gesù bambino dai Magi. Nei salmi spesso la preghiera e la lode al Signore vengono paragonati al profumo d’incenso che sale verso l’alto: «come incenso salga a te la mia preghiera» (salmo 140)

Nonostante questi significativi precedenti biblici, i primi cristiani guardarono l’incenso con un certo sospetto, perchè molto legato con il culto pagano agli dei e all’imperatore. Anzi l’offerta dell’incenso all’imperatore o ad un idolo pagano divenne il simbolo stesso dell’apostasia dalla fede cristiana. È interessante leggere, a questo proposito, la lettera di Plinio il Giovane all’imperatore Traiano, intorno al 110 d.C., il primo documento non cristiano che parla dei cristiani. Al termine delle persecuzioni, l’incenso, un po’ in punta di piedi, entra nel culto cristiano mantenendo sostanzialmente i due significati presenti sia nell’Antico Testamento, sia nel mondo pagano. Un modesto esempio, ma non insignificante, di inculturazione, cioè di rilettura cristiana di un linguaggio simbolico proveniente da un mondo non cristiano.

Anche oggi l’incenso mantiene nella liturgia gli stessi significati: segno di venerazione e di preghiera e onore alle persone e alle cose nel momento della celebrazione. Nella santa Messa si usa durante la prosessione d’ingresso, per incensare l’altare all’inizio e all’offertorio,   alla proclamazione del Vangelo, (venerazione verso il Maestro) alla elevazione delle Specie Consacrate (adorazione al Signore presente) ed esprimono la venerazione e la preghiera. Si incensa il celebrante come rappresentante di Cristo e tutta l’assemblea come partecipante al sacerdozio regale e profetico di Cristo. Nella consacrazione dell’altare l’incenso viene bruciato sull’altare stesso, evidente richiamo all’Antico Testamento e che vuole unire in una unica realtà l’altare e la mensa.  Aggiungiamo  ancora un particolare: al termine della Messa esequiale viene incensato il corpo del defunto per onorarlo come consacrato dal battesimo e «dalla unzione regale del crisma» (prefazio della Messa della Cresima)

Infine l’incenso richiama l’atteggiamento di offerta e di sacrificio del credente verso Dio. Questo atto simbolico per essere vero e non una vuota cerimonia come spesso lamentano i profeti nell’Antico Testamento, deve essere segno di un vero spirito interiore che offre se stesso come «profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio» (Fil.4,18)  per poter camminare «nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef.5,2).

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