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Rubrica: Risponde il teologo

8 Maggio 2013

«Prego per mio figlio disabile: cosa devo chiedere per lui?»

Ho un figlio disabile (sindrome dello spettro autistico). Prego molto per lui (non so esattamente per cosa; forse vorrei un miracolo) e per me (per avere la forza di sopportare una situazione non facile ora, e angosciosa se penso al futuro di mio figlio). Trovo una «contraddizione» nei due inviti evangelici: «chiedete e vi sarà dato» (e insieme il miracolo «concesso» ai malati che magari insistentemente chiedono a Gesù di essere guariti e alla fine sono esauditi) e «portate la vostra croce con pazienza». È veramente una contraddizione? O sono io che non ho capito nulla? E allora come e per cosa devo pregare?

Lettera firmata

La domanda del lettore, nonostante la disarmante semplicità con cui è formulata, tocca un nodo altamente drammatico e un interrogativo  capace di scuotere le radici della fede. Quando un uomo è oppresso dal male e dall’angoscia, Dio che cosa vuole da lui? Dio si aspetta che egli pieghi la testa sotto il peso di una croce da portare con pazienza oppure porge l’orecchio  per ascoltare  il suo grido che implora di essere liberato dal male? 

A livello intellettuale potrebbe sembrare una contraddizione: se Dio vuole che portiamo la croce come può essere giusto pregarLo  perché ci sia tolta? Ma se non possiamo chiedere che una croce ci sia tolta o alleggerita, allora come si può dire possiamo chiedere al Padre qualunque cosa?

La preghiera è  un aspetto vitale della nostra relazione filiale con Dio. La preghiera è uno slancio dello spirito verso il Signore, è il respiro del nostro dialogo con Lui. Nella preghiera di domanda, che è la preghiera dei piccoli, noi preghiamo per ciò che ci sta a cuore confidando nella Sua paternità, ma rimettendoci nello stesso tempo con fiducia alla Sua volontà. Così pregò Gesù nell’Orto degli Ulivi: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22, 42).

Il Signore ci ascolta sempre  e sempre ci esaudisce, anche se spesso il suo modo di rispondere alla nostra supplica ci sconcerta. La Lettera agli Ebrei in riferimento alla preghiera di Cristo, sacerdote della Nuova Alleanza, dice che «Cristo, nei giorni in cui era nella carne, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo dalla morte e fu esaudito per la sua dedizione (a Dio)» (Ebrei 5, 7) . Egli fu esaudito  e, infatti, il Padre lo liberò dai lacci della morte e gli restituì la vita (cfr. At), ma tutto  questo è accaduto passando attraverso il mistero della morte.  Il Padre sa che cosa ci serve in ogni situazione e non fa mancare il dono dello Spirito a coloro che lo invocano (cfr. Lc 11, 13): è Spirito di amore per servire sino alla fine, è Spirito di perseveranza per avere la forza di portare la croce quotidiana, è Spirito di speranza per non cedere alla tentazione dello scoraggiamento, è Spirito di tenerezza perché possiamo abbracciare il sofferente con il cuore stesso del Padre.

Come il Figlio chiediamo al Padre di essere liberati dal calice amaro, ma lo chiediamo nell’abbandono fiducioso alla Sua volontà, certi che riceveremo comunque quello di cui abbiamo bisogno perché Lui sa che cosa è importante per noi prima ancora che la preghiera fiorisca sulle nostre labbra (cfr. Mt 6, 8).

Maurizio Faggioni

preghiera
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