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Rubrica: Risponde il teologo

18 Luglio 2013

Qual è il significato teologico del pane?

Il pane in teologia ha molti significati, che non si possono esaurire in questa sede. Ma cercherò di far vedere alcuni elementi significativi. Nella preghiera del Padre Nostro ci sono sette domande a Dio. Le prime tre, più  teologali, ci portano verso di lui, per la sua gloria. Le ultime quattro presentano al Padre di misericordia le nostre miserie e le nostre attese. Fra queste c’è la richiesta del «pane quotidiano». Si chiede a Dio di nutrirci. Inoltre non si può trascurare il fatto che la preghiera del «Padre nostro» nella celebrazione Eucaristica è collocata tra la preghiera Eucaristica (anafora) e la comunione, quale preghiera che ricapitola tutte le domande espresse, e nel contempo invoca il pane del regno di cui la comunione eucaristica è profezia e primizia.

Il pane è dunque un elemento essenziale per la vita dell’uomo, è immagine del  bisogno di nutrimento. L’uomo ha bisogno di mangiare per vivere. Con il riferimento al pane si vuole dire il bisogno di sostentamento dell’uomo. Gesù quando parla all’uomo usa immagini che possono essere facilmente comprese. Il bisogno dell’uomo del cibo materiale non esaurisce il cammino dell’uomo, anche se di questi tempi il pane manca nella tavola di tanti fratelli e sorelle che vivono nell’assoluta indigenza, e ciò contrasta con la mentalità consumistica del nostro mondo, che spreca e butta via tanto pane!  Gesù si definisce come il pane della vita, «chi mangia di questo pane non avrà fame, mai! (Gv.6). C’è un cibo che è capace di sfamare: è la parola di Dio. Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Il popolo cerca il miracolo ricordando il dono della manna nel deserto data da Dio al suo popolo. Ma si deve vedere in quel segno la cura di Dio che guida il suo popolo con predilezione non facendo mai mancare il pane materiale, ma anche il pane che è il senso della vita. Non Mosè, vi dà questo pane ma il figlio di Dio che è disceso dal Cielo vi dà il pane, quello vero.

Gesù è il vero pane. Il pane che  io darò è la mia carne per la vita del mondo. Il verbo si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Dio prende la carne dell’uomo, la sua fragilità e diventa una cosa sola con l’uomo. La carne dell’uomo diventa la carne di Dio. Se vuoi trovare Dio, ecco che devi cercare l’uomo, sofferente, povero affamato, desideroso di speranza. Gesù offre la sua vita per quest’umanità sofferente. Nell’ultima cena Gesù anticipa  ritualmente il mistero della sua morte. Usa il pane: «nella notte in cui veniva tradito prese il pane, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo che è per voi» (1 Cor 11). Il  pane e il vino usati da Gesù sono il segno della sua vita offerta per tutti gli uomini.

Il pane, al quale non si può non aggiungere il vino, ha una valenza simbolica. Essi rappresentano la natura («sono i frutti della terra), e la cultura (sono i frutti del lavoro dell’uomo), sono cibo e bevanda, gli elementi vitali per eccellenza che accompagnano l’uomo dal suo nascere al suo morire, durante tutta la sua vita. Pane e vino inviano alla convivialità e alla comunione che si stabilisce attorno alla tavola. Esse rinviano anche alla nostra condizione corporale: il corpo sente e patisce fame e sete, il corpo è sostentato dal cibo, ma il cibo pur nutrendo il corpo non può liberarlo dalla morte. Il cibo eucaristico, significato da questi simboli della vita, così elementari e pregnanti, come il pane e il vino,anticipa e prefigura quella vita eterna e quella comunione senza più ombre con Dio che sarà per sempre nel regno di Dio. Dunque l’Eucarestia assume anche l’intera vita dell’uomo attraverso i simboli del pane e del vino.

Salvatore Russo

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