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Rubrica: Risponde il teologo

5 Febbraio 2013

Seguire la Messa in televisione soddisfa il precetto domenicale?

di Redazione Toscana Oggi

Se una persona anziana, pur autosufficiente ed in grado di uscire di casa, ma col timore, nella stagione invernale, di rischiare per la propria salute, segue (o vi partecipa?) la Santa Messa domenicale tramite il mezzo televisivo (Rai, Tele Padre Pio, ecc.), soddisfa il precetto domenicale?

Gian Gabriele Benedetti

Risponde don Gilberto Aranci, docente di Teologia pastoraleLa risposta ha bisogno almeno di due premesse generali, una liturgica e l’altra morale.

Secondo la liturgia cristiana il culto reso a Dio è primariamente comunitario (liturgia=culto del popolo) e richiede la partecipazione personale. Così è sempre la celebrazione dell’Eucaristia: tutta l’assemblea partecipa (non assiste semplicemente) alla celebrazione eucaristica presieduta dal sacerdote ed insieme a lui esercita il sacerdozio comune unendo l’offerta di sé a quella di Cristo fatta una volta per sempre.

Di conseguenza, ed ecco l’aspetto morale, il precetto festivo della Messa non può essere soddisfatto altro che con la partecipazione personale all’Eucaristia domenicale. Oltre a ciò va tenuto presente l’altro principio morale che nessuno è obbligato a compiere atti “impossibili”. Per questo chi per seri e gravi motivi è impedito o impossibilitato  non è tenuto al precetto: ad esempio, chi è malato o anziano, o chi è particolarmente lontano dal luogo della celebrazione domenicale, o dove per mancanza del sacerdote la Messa non viene celebrata, ecc.

Fatte queste premesse, diventa chiara la risposta alla domanda che circostanzia il caso particolare: non si soddisfa mai il precetto ascoltando e guardando la trasmissione radiofonica e televisiva della Messa; ma si può semplicemente affermare che in quel determinato caso la persona per motivi di salute e di anzianità non è tenuta al precetto.

Resta tuttavia da considerare l’aiuto e il significato spirituale che la trasmissione televisiva della Messa può dare alle persone impossibilitate a partecipare di persona alla celebrazione domenicale. Sono chiarificatrici le parole che in vari documenti i vescovi italiani hanno espresso a questo riguardo. Ne richiamo qui alcuni passaggi.

«La messa in TV è spesso vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dall’anziano, o da chi si trovi comunque nell’impossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle messe, nell’omelia, nelle intenzioni della preghiera universale.

Chi per seri motivi è impedito, non è tenuto al precetto. D’altra parte, la partecipazione alla messa alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto. Tuttavia è evidente che una Messa alla televisione o alla radio, che in nessun modo sostituisce la partecipazione diretta e personale all’assemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la parola di Dio viene proclamata e commentata «in diretta», e può suscitare la preghiera; il malato e l’anziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa e partecipata. Manca certamente la presenza fisica, ma l’impossibilità di portare un’offerta all’altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza, memorie, speranze, timori) un’offerta da unire a quella di Cristo. E l’impossibilità di accostarsi al banchetto eucaristico può essere oggi superata, in molti casi, dal puntuale servizio dei ministri straordinari della comunione» (Il giorno del Signore, 1984).

E ancora, a venti anni di distanza: «Per la natura e le esigenze dell’atto sacramentale non è possibile equiparare la partecipazione diretta e reale [alla Messa] a quella mediata e virtuale, attraverso gli strumenti della comunicazione sociale. Pur rappresentando una forma assai valida di aiuto nella preghiera, soprattutto per chi è malato o impossibilitato a essere presente, in quanto offre «la possibilità di unirsi ad una Celebrazione eucaristica nel momento in cui essa si svolge in un luogo sacro”, va evitata ogni equiparazione» (Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, 2004, n. 64).

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