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Rubrica: Risponde il teologo

9 Settembre 2009

Un prete può rifiutarsi di dare la comunione nella mano?

di Archivio Notizie

In pellegrinaggio a Lourdes, mi è capitata una cosa assai spiacevole. Al momento della Comunione, davanti alla Grotta, mi sono avvicinata al sacerdote progendo la mano per ricevere l’Ostia, ma sono stata apostrofata dal ministro di Dio che, con tono irato, mi ha detto: «apri la bocca e metti giù quella mano». Sono rimasta talmente male che, per un momento, ho pensato di fare un passo indietro e di non comunicarmi più. Ancora oggi, ripensandoci, non capisco il perché di questa reazione davanti a un atto che ormai la maggior parte dei fedeli compie al momento di ricevere l’Eucaristia. Ho di Lourdes, dove mi sono recata più volte, un bellissimo ricordo. Ebbene, il gesto di quel sacerdote ha offuscato la gioia dei giorni sereni trascorsi in quella terra benedetta.

Lettera firmata Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgiaAndando oltre lo spiacevole episodio che ha rattristato i ricordi legati a Lourdes di chi ci ha scritto (su cui non entro in merito, ma ribadisco che la maleducazione non ha molto a che fare con il Signore, mai!), prendo spunto per sottolineare alcuni aspetti importanti circa la modalità di ricevere la santa comunione.

La storia ci insegna che nei primi secoli era normale, sia in Oriente, sia in Occidente, ricevere il corpo di Cristo durante la celebrazione eucaristica direttamente sulle mani. Di questa prassi abbiamo numerose testimonianze: basti pensare ai Padri della Chiesa (Tertulliano, Cipriano, Cirillo di Gerusalemme, Basilio, Teodoro di Mopsuestia…), ai canoni giuridici sanciti durante sinodi e concili (Sinodo di Costantinopoli del 629 chiamato «in Trullo» per la Chiesa Orientale; i Sinodi delle Gallie tra VI e VII secolo; il Concilio di Auxerre avvenuto tra il 561 e il 605), fino alle testimonianze dell’VIII secolo di s. Beda il Venerabile e s. Giovanni Damasceno.

In tutti i documenti si chiede sempre che il comunicarsi sulla mano avvenga con grande rispetto e devozione: pulizia delle mani per gli uomini, velo sulla mano per le donne, mani disposte a forma di croce… ed inoltre si indica l’attenzione da avere contro il pericolo di profanazione (da sempre tenuto di conto).

Successivamente, la crescente venerazione per il sacramento eucaristico legata alla questione sulla presenza sacramentale (che nel primo medioevo veniva messa in discussione da alcuni teologi, riducendo l’ostia consacrata ad un segno vuoto ed esteriore, negando così la presenza reale di Cristo) ha portato al nuovo rito della comunione da riceversi direttamente sulla bocca ed in ginocchio, proprio per sottolineare la grandezza (e la realtà!) della presenza sacramentale del Signore nell’eucaristia.

Nello stesso periodo, attorno al IX secolo, assistiamo inoltre al passaggio dal pane lievitato al pane azzimo, con particole di forma tondeggiante molto più sottili e piccole rispetto al pezzo di pane fermentato: anche per questo si preferì distribuire e ricevere il corpo di Cristo direttamente sulle labbra dei fedeli.

Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha lasciato alle singole Conferenze episcopali la possibilità di richiedere alla Sede Apostolica la facoltà di introdurre l’uso di ricevere la comunione sulla mano da affiancare a quello consueto di riceverla sulla lingua (Istruzione «Memoriale Domini» promulgata dalla S. Congregazione per il Culto Divino il 29 maggio 1969).

In Italia tale prassi è stata approvata dalla Conferenza episcopale nel maggio 1989 ed è entrata in vigore il 3 dicembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento. Il testo dell’Istruzione sulla Comunione eucaristica, datato 19 luglio 1989, circa la modalità di questo ulteriore modo di ricevere l’ostia consacrata spiega: «Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l'”Amen” la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo» (n° 14-15).

È bene ribadire che ricevere la comunione sulla mano è una possibilità, non un obbligo. Viene lasciata al singolo fedele la facoltà di scegliere la modalità più confacente alla sua sensibilità spirituale. E sicuramente entrambi gli usi hanno significati propri e profondi. Occorre ricevere il corpo di Cristo sempre con fede, rispetto e adorazione indipendentemente dalla modalità, stando attenti ad ogni singolo frammento dell’eucaristia ed al decoro dei nostri gesti («…fai delle tua mano sinistra un trono per la tua mano destra, poiché questa deve ricevere il Re…» s. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche, 5,21).

Come sempre, la sostanza delle azioni liturgiche ci chiede di unire e fondere insieme l’interiorità dello spirito con le modalità esteriori della loro celebrazione.

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