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Rubrica: Risponde il teologo

11 Maggio 2004

Una sola è la «benedetta fra tutte le donne»

di Archivio Notizie

di Luigi M. De Candido«Benedetta tu fra le donne» (Luca 1,42). Fu lo Spirito santo a muovere le labbra della anziana Elisabetta per onorare la giovane parente Maria appena entrata nella sua casa. Entrambe le donne, come chiunque apparteneva al loro stesso popolo, sapevano quanta generosità di benedizioni il Signore continuava a dispiegare su Israele, a cominciare da loro padre Abramo diventato benedizione fino al messia venturo.

Entrambe le madri sapevano che ogni figlio era una benedizione di Dio misericordioso; che la sterilità era al contrario maledizione ovvero punizione e povertà di futuro; che almeno un figlio toglieva la vergogna della sterilità ed esaltava nella madre la sua misericordia. Zaccaria ed Elisabetta avevano supplicato con tenace insistenza la benedizione di un figlio e il Signore aveva loro fatto grazia. In quella casa Maria sosta per condividere gioia e stupore delle rispettive maternità: la sua incarnava un figlio donato da inattesa e misteriosa gratuità divina, visibilità di benedizione del Signore.

La benedizione è un dono che proviene da amore e bontà altrui, è il possesso dei segni di benevolenza dei quali il beneficiario fa tesoro. Maria stessa usufruisce d’una benedizione, quella che Simeone dona a lei e allo sposo Giuseppe nel giorno in cui salirono al tempio a Gerusalemme per offrire Gesù il primogenito al Signore. Molto raro invece è l’appellativo di «benedetto» o «benedetta». Esso diventa aggettivo perché qualifica una persona; equivale anche ad aggettivo sostantivato perchè corrisponde al nome proprio: il benedetto, la benedetta. I vangeli sinottici attribuiscono l’appellativo benedetto solamente al Signore Dio di Israele (cantico di Zaccaria), al messia che viene nel nome del Signore e al suo regno, al frutto del grembo di Maria, ai discepoli salvati invitati alla fine dei tempi a ricevere l’eredità del regno loro promesso. E a Maria.

L’appellativo ispirato di «benedetta» situa Maria nella certezza della condivisione di identità dell’essere «benedetti», non solo nella comunanza con quanti hanno in sé benedizione, ossia da quel dono sono avvolti come un manto che contorna la loro persona. Quella condivisione mette Maria in relazione personale singolare con Dio stesso – senza modificazioni né appropriazioni di attributi divini -, con il messia che è frutto della sua verginale maternità, con i discepoli e quanti hanno concluso l’itinerario della propria storia vocazionale in sostanziale fedeltà ad un progetto che consiste nel servizio. Nell’orbita di Dio Maria è benedetta perché accoglie e dona il benedetto, che è il figlio di Dio e figlio di lei Gesù il Cristo; perché mediatrice di benevolenza del Signore Iddio che visita e salva il suo popolo. Nell’orbita dei discepoli Maria è benedetta perché percorre in convinta fedeltà il proprio itinerario quale serva del Signore. L’esclamazione di Elisabetta risuona come una catechesi per Maria. Lei non aveva la presunzione di trovarsi tanto vicina a Dio, lei umile serva. La voce di Elisabetta incoraggia il proseguimento nel fedele servizio e assicura – è lo Spirito che ispira la parola – che sarà garantita la sua identità di benedetta.

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