Arezzo

San Giovanni Crisostomo, omaggio in rito bizantino.

Tra le mura storiche della pieve di San Donnino, a Palazzo del Pero, domenica 18 novembre, alle ore 11, sarà celebrata la S.Messa in rito bizantino in onore di San Giovanni Crisostomo e del suo 1600 centenario. Già il 13 settembre, nel duomo di Firenze, è stata ricordata la morte del santo alla presenza dei fedeli di rito bizantino con una celebrazione presieduta dal cardinale Ennio Antonelli durante la quale si è tenuta anche l’esposizione della reliquia.La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro coglierà l’occasione mercoledì 14 novembre, alle ore 18, nella cattedrale di Arezzo, di celebrare Giovanni Crisostomo con il Vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, che concelebrerà con l’Eparca Sotir Ferrara, Vescovo di Piana degli Albanesi. E per gentile concessione di monsignor Bassetti, domenica 18 officerà nella pieve di San Donnino.San Giovanni Crisostomo, Vescovo e dottore della Chiesa, fu un insuperabile predicatore. Era chiamato Giovanni d’Antiochia e il soprannome «Crisostomo» che significa «bocca d’oro» indica la sua intesa attività pastorale e organizzativa che portò avanti nel quarto secolo. La sua vita fu segnata dall’evangelizzazione delle campagne, dalla creazione di ospedali, dai sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, dai severi richiami agli ecclesiastici indolenti e troppo sensibili al richiamo della ricchezza.La liturgia di San Giovanni Crisostomo è strettamente legata al rito bizantino. Per tradizione cristiano cattolico, il rito bizantino che sarà vissuto a Palazzo del Pero è ricco di simboli e deriva direttamente da Bisanzio da dove si propagò sino alle terre periferiche dell’Impero romano. Gli splendori bizantino sono evocati nelle liturgie dalla magnificenza dei paramenti sacri indossati dai celebranti che ripetono antichi gesti carichi di simbolismo e dai particolari canti che sono tra i più incontaminati e antichi. Per il cristiano che partecipa alla liturgia bizantina, la ricchezza di simbolismi non è altro che un mezzo di conoscenza semplice e immediata di Dio. E’ la fede il filo segreto della storia di un popolo come principio di continuità sul quale fondare il futuro.La celebrazione è adornata da un incessante contrappunto di melodie. Secondo la ritualità bizantina, la recitazione si addice solo alle preghiere segrete sussurrate dal celebrante, al Padre nostro e al credo che si elevano dall’assemblea. Tutto il resto è canto: dalle brevi modulazioni declamatorie dei diaconi ai salmi intonati dai sacerdoti, dalle schematiche formule delle letture e dei Vangeli ai fastosi inni eseguiti dai fedeli. Si tratta di una delle preghiere liturgiche più antiche della Chiesa che ci riporta ai tempi di quella freschezza cristiana propria del primo millennio e che aiuta a valorizzare le diverse particolarità di «un’unica liturgia del Cielo».Maria Antoniella Vaglica