Toscana
SERVIZIO CIVILE, INCONTRO NAZIONALE A RONDINE (AREZZO)
Alla Cittadella della pace di Rondine, pochi chilometri fuori Arezzo, si svolgerà tra qualche giorno l’incontro nazionale del servizio civile. «Scelte di pace e racconti di Servizio» è il titolo di questo incontro che richiamerà centinaia di giovani da tutta Italia, lanciato insieme dalla Caritas diocesana di Arezzo e dalla stessa Rondine. Due giornate, intorno alle quali lavorano anche la Fondazione Migrantes, gli Uffici per la pastorale sociale e missionaria della Cei, l’Azione cattolica nazionale, Pax Christi.
La prima venerdì 11 marzo sarà il tentativo di ridisegnare l’identità del Servizio civile volontario. Intorno al tavolo direttori e responsabili diocesani del servizio civile, in mezzo l’occasione di una verifica e di un orientamento per ritagliarne sempre meglio il volto all’interno dell’ambito ecclesiale. In mano non chiacchiere ma numeri: i risultati parziali della ricerca che la Caritas Italiana sta effettuando da tempo e che riguarda i giovani che hanno partecipato via via alla nuova esperienza di servizio civile inaugurata dalla legge del 2001.
Ma il cuore dell’iniziativa è concentrato il secondo giorno. Una giornata di racconti, in quello che da tempo si candida a paese del racconto e della pace: «I giovani raccontano il loro servizio civile agli altri giovani». Riflessione, festa, testimonianza. In un giorno tutt’altro che scelto a caso: è il giorno di San Massimiliano. Santo ma anche martire, avendo rifiutato un altro servizio militare, quello che nel 295 dopo Cristo gli voleva imporre l’esercito romano. Tanta acqua è passata da allora sotto i ponti. E il carcere si è aperto, via via, anche in età moderna, di fronte ai primi giovani che, in mancanza di una legge arrivata solo nel 1972, fecero più o meno la stessa scelta di Massimiliano. Poi il boom del servizio civile ma anche, in tempi recenti, la sua trasformazione: una pelle nuova, fatalmente appesa alla non obbligatorietà della leva. Ora chi imbocca quella strada sa di doverlo fare gratis: niente carcere ma la «pena» di rinviare le proprie aspirazioni personali, le proprie ambizioni di studio e di lavoro. Una pena moderna ma quasi altrettanto salata di quella che si respirava negli anni ’60. Con quale coraggio? Quello che tanti giovani riveleranno a Rondine. Di fronte avranno anche i loro coetanei della Palestina o della Cecenia, dell’Inguscezia o della Bosnia. Il loro problema è quello di dimenticare il rumore delle armi, in mezzo alle quali sono nati e cresciuti. Il loro sogno è di fermarle. Magari con un rifiuto: da loro proibito, da noi apparentemente inutile.