Vita Chiesa

Sul Reno con la barca di Pietro

di Giacomo GambassiE’ suggestivo vedere il Papa che sale a bordo di un battello. Con la talare strapazzata dal vento e la mantellina che si alza mentre percorre la passerella che lo porterà fin sulla prua del catamarano «RheinEnergie», Benedetto XVI raggiunge la barca che per un pomeriggio sarà la «barca di Pietro» e che solcherà il Reno fra due ali di folla. Il molo che il Papa lascia, su cui una carovana di volanti della polizia ha scortato l’auto pontificia, è il «Rodenkirchenerbrücke», alla periferia di Colonia. Lì, soltanto qualche storica industria navale si affaccia sul fiume che bagna la Vestfalia e pochi alberi ornano le rive. Sembra quasi un transfert privato il tragitto che Benedetto XVI si appresta a fare. Se non fosse che sul ponte della nave lo attendono duecento giovani stretti fra le bandiere di decine di Paesi. E se non fosse che, trecento metri più a nord, ottocentomila ragazzi arrivati a Colonia da tutto il mondo sono assiepati da cinque ore sulle sponde del fiume, pronti ad accompagnarlo mentre la sua nave farà rotta verso il centro della città.

Secondo il programma ufficiale della Giornata mondiale della gioventù, il viaggio del Papa lungo il Reno è l’evento più atteso della «festa di accoglienza» con cui inizia il pellegrinaggio di Benedetto XVI nel cuore della «sua» Germania e nel cuore della Gmg. In realtà, l’attraversata del Papa diventa un abbraccio lungo dieci chilometri fra il nuovo Pontefice, al suo primo viaggio apostolico, e i protagonisti del più grande raduno di giovani ospitato dalla «città dei Magi». Uno spettacolo di fede e gioia seguito da «Toscanaoggi» sul battello a fianco di quello del Papa, riservato a duecento giornalisti fra i settemila accreditati per la Gmg.

L’abito bianco che spunta dalla cabina del comandante è il segnale: le note dell’inno della Giornata mondiale della gioventù, «Venimus adorare eum», cominciano a diffondersi sul fiume e il primo applauso saluta il Papa. Un applauso appena percepibile se si confronta con quelli che accompagneranno il tour renano di Benedetto XVI. Ma sono soltanto i giovani della «barca del Papa» a rendergli omaggio, insieme ai cardinali e ai vescovi che siedono vicino all’icona di Maria e alla croce della Gmg che il vento ha spezzato mezz’ora prima e che è stata risistemata a tempo di record da un gruppo di volontari. A loro si aggiungono i ragazzi delle altre cinque navi che affiancano quella pontificia: cinque come i continenti, per indicare il valore universale del messaggio cristiano. E quando il battello dell’Oceania incrocia il «RheinEnergie» sembra quasi di assistere a un’anticipazione del passaggio di testimone della Gmg fra Colonia, la città scelta da Giovanni Paolo II per la ventesima Giornata Mondiale della Gioventù, e Sidney, la metropoli australiana che Papa Ratzinger ha indicato per la Gmg del 2008.

E’ in piedi Benedetto XVI quando per la prima volta alza la mano, ricambiando il tributo dei «suoi» ragazzi. E resterà in piedi per più di due ore senza mai abbassare il braccio che si allunga verso i giovani. E come avrebbe potuto rinunciare a salutare il popolo di Colonia che chilometro dopo chilometro urla il suo nome, martella le mani e sventola le bandiere?

La nave, scortata dalle cinque «caravelle», inizia a risalire il fiume. E l’immagine d’esordio in cui si imbatte il Papa è quella delle golene diventate «spiagge di Pietro»: piccole penisole invase di ragazzi con le bandiere piantate sulla sabbia come fossero terre appena conquistate e i ritornelli «Benedetto-Benedetto» che rimbalzano da un’insenatura all’altra. A loro il Papa regala gesti che dopo qualche miglio si trasformeranno in parole di benvenuto. E a loro Joseph Ratzinger dispensa sorrisi mentre osserva i ragazzi che fino al bacino sono immersi nell’acqua gelida del Reno.

E’ un bagno di folla carico di speranza, di suggestione e di voci. Che tocca l’apice sotto il «Süderbrücke», il ponte su cui passa una delle mille linee ferroviarie che si intrecciano a Colonia. Complice l’immenso prato che scende fin dentro il letto del fiume, migliaia di giovani l’hanno scelto come belvedere per accogliere Benedetto XVI e ascoltarlo. Non è possibile notare con chiarezza i cappelli che si agitano al vento o gli striscioni che si fondono in un arcobaleno multietnico. Si sente, invece, il nome del Papa scandito da un coro gigantesco e si scorge un’immensa bandiera della Polonia che si tuffa nell’acqua.

Sull’altra sponda, dove il verde cede il passo all’asfalto, un serpentone di giovani blocca le strade. Tutta Colonia è bloccata: dall’«umanità di domani» che, come i Magi, cerca la sua stella. Una stella simile a quella impressa sulle finestre di un grattacielo vicino a un altro ponte, il «Severinbrücke», di fronte al quale i ragazzi della Gmg hanno sistemato un’infinita bandiera del Cile. Ormai la cattedrale di Colonia, che custodisce le reliquie dei Magi, è davanti alla “barca di Pietro”. E forse non è un caso che qui prevalgano i colori della Germania. Ma non è certo una sfida fra nazioni: se una bandiera francese si staglia in un’ansa del Reno, una italiana è pochi metri oltre; se compare una bandiera palestinese, può anche accadere che abbia vicino quella degli Stati Uniti; se il bianco del vessillo della Gmg emerge dalla folla, attorno è sempre circondato da sfumature che sembrano uscite dalla tavolozza di un pittore.

A metà del percorso il «RheinEnergie» si ferma. Una sosta prevista accanto alla banchina del «Poller Wiesen» dove trecentomila giovani esultano all’ombra delle guglie del duomo. Benedetto XVI si avvicina al microfono. «Cari giovani», è l’esordio del suo saluto. Ma subito viene interrotto dalle trombe e dagli applausi. Come con Giovanni Paolo II. Per mezz’ora il Papa parla in tedesco, in inglese, in francese, in spagnolo e in italiano. «Lasciatevi sorprendere da Cristo», dice nella sua lingua. E quando passa all’italiano aggiunge: «La vostra presenza in questa città sia il primo segno di annuncio del Vangelo».«Maranatha», si congeda il Papa. E il viaggio riprende oltre il ponte della cattedrale. Avrebbe potuto mettersi seduto, ma non lo fa. E quando unisce le mani sopra la testa, quasi a simboleggiare un immenso abbraccio fra lui e i ragazzi, le rive esplodono in un tripudio di grida ed entusiasmo.

«Grazie Giovanni Paolo II, siamo con te Benedetto XVI», ha scritto un gruppo del Messico in uno striscione che pende dalla banchina. Ecco la sintesi di emozioni e certezze dei giovani di Colonia. Per chi è cresciuto con Karol Wojtyla, il nuovo Papa poteva anche apparire distante: ma così non è stato. Seppure nella diversità di carattere e indole, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI restano le bussole sicure delle «sentinelle del mattino». Riferimenti fidati di fronte «alle preoccupanti condizioni del mondo» segnalate dal Papa. E la mano di Papa Ratzinger che sopra la nave compare nell’azzurro del cielo continua a indicare la rotta.