Toscana

Tutti gli occhi rivolti al comignolo: «E’ bianca»

di Damiano Fedeli«E’ bianca, è bianca». Dal comignolo esce appena un fil di fumo, esile e grigiastro. Ma don Ivan lo interpreta da subito con sicurezza. «Fumata bianca», continua a ripetere sempre più concitato, allargando le braccia in un gesto di stupore che fa innamorare i fotografi. Sono le 17.53 di martedì 19. Già l’ora di anticipo rispetto al previsto per la fumata fa intuire che il successore di Wojtyla è stato scelto, che è lì, dietro quelle mura a cingere l’abito bianco. Chissà, forse a scoppiare in un pianto liberatorio con gli stessi occhi lucidi di tanti che, qui nella piazza, guardano sempre più eccitati verso quel camino. E con fatica cercano di riconoscere il colore di un fumo subito disperso dal vento teso che porta con sé tante nuvole e qualche goccia di pioggia.

Sono istanti frenetici, di brividi e di attesa. «Viva il Papa!», si comincia a sentir gridare a squarciagola, prima ancora che ci sia la certezza dell’elezione. Come se si fossero aperti invisibili rubinetti, la gente comincia a correre verso San Pietro. In pochi istanti via della Conciliazione passa dal normale viavai turistico a un fiume di fedeli.

Un occhio al camino, inquadrato anche sui maxischermi, uno alle campane. «Suonaaa!», grida un giovane avvolto nella bandiera brasiliana, il primo a cogliere l’impercettibile movimento del campanone della Basilica. 18.04: l’incertezza è durata undici minuti e si scioglie al suono delle campane di San Pietro con un boato liberatorio di gioia. Non ci sono più dubbi: «Accendi la tv: c’è il Papa», fa a tempo a dire una ragazza, emozionatissima, parlando al telefonino, prima che il sovraccarico fermi i cellulari.

Sventolano bandiere di tutte le nazioni. Ci sono i seminaristi messicani, col loro tricolore e lo stemma al centro che lo distingue da quelli nostrani, numerosissimi. Gli americani con le stelle e le strisce. I polacchi, sempre fedeli. Tanti stendardi con il bianco e il giallo vaticano. «E se fosse argentino? E noi siamo qui!», esulta un gruppo di giovani del paese sudamericano sventolando la bandiera a strisce azzurre e bianche. Ce ne sono anche di tedesche quando ancora non si sa che il Papa viene proprio da quel paese. Impazzano le campane, quelle di San Pietro e, in pochi minuti, quelle di tutta Roma. «Abbiamo suonato il doppio e poi ci siamo precipitate qui», raccontano due suore filippine ancora rosse in volto e col fiatone.

Appena in tempo. Tutti gli occhi sono puntati sul balcone sopra l’ingresso della Basilica, coronato da due velluti rossi. È qui che da un momento all’altro si scioglieranno i dubbi sul nome del successore di Giovanni Paolo II e si metteranno a tacere le voci che si rincorrono in piazza: «È sudamericano», «No, è europeo». Il segreto dalla Sistina tiene però alla perfezione fino all’ultimo. Dietro la vetrata del balcone si vedono le tende bianche che ogni tanto si scostano, come se qualcuno, perché no, il nuovo Papa, stesse lì dietro, a sbirciare di nascosto che effetto che fa.

18.43. La vetrata si spalanca e si affaccia il Cardinale protodiacono Medina Estévez. Tutti si aspettano l’annuncio canonico in latino «Annuntio vobis…». Lui spiazza tutti con un «Fratelli e sorelle carissimi» in italiano, spagnolo, francese, tedesco e inglese. Ricevendo gli applausi dei fedeli che parlano quelle lingue. Poi riprende col latino. Ecco l’atteso «Annuntio vobis gaudium magnum». Pausa e boato. «Habemus Papam». Nuovo boato e nuova pausa, di interminabili secondi, con la folla stavolta in silenzio. «Eminentissimum ac reverendissimum dominum». E, marcando fortemente il nome: «Dominum Josephum». «È Ratzinger, è Ratzinger», grida qualcuno che già batte le mani e anticipa di un secondo il «Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger». E il successivo: «Qui sibi nomen imposuit Benedicti Decimi Sesti». Un solo istante per familiarizzare con il nome di Benedetto XVI («Sai quanti sbagli nelle messe, ora quando viene citato il Papa», sorride un prete) e poi è di nuovo boato e subito i cori «Benedetto, Benedetto».

Ed eccolo, preceduto dal crocifisso, Joseph Ratzinger, Benedetto XVI. Si affaccia su piazza San Pietro sorridendo raggiante, con le braccia alzate al cielo a ricevere il saluto della gente che applaude e lo acclama a tutta forza. Smentendo chi lo dipinge come glaciale, alza le mani strette fra di loro sopra la testa, come uno sportivo che ha vinto una gara. Si volta da tutte le parti a salutare una piazza stracolma, più di centomila persone.

E conquista subito, dedicando le prime parole da pontefice all’amato predecessore e con una dichiarazione di grande umiltà: «Fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice, umile lavoratore nella vigna del Signore». E con la successiva richiesta di pregare per lui: «Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del suo aiuto veramente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà: Maria Sua Santissima Madre sta dalla nostra parte. Grazie».

Inforca gli occhiali e impartisce la sua prima benedizione Urbi et Orbi. E, ancora, riprende a salutare con le braccia al cielo e le mani intrecciate sopra la testa. La folla contraccambia: «Benedetto, Benedetto» e continua ad applaudire anche quando il nuovo Papa, dopo una decina di minuti da quando è arrivato, rientra.

Comincia una festa che dura fino a tarda notte. Una festa mai scomposta, ma in stile Wojtyla. Per tanti, specialmente per i più giovani che avevano conosciuto solo Giovanni Paolo II, questa elezione sarà un momento che non dimenticheranno. «Chi non salta non ci crede», attacca un gruppo. «Giovanni Paolo Santo», fa eco un altro. Don Peter viene dalla Nigeria. È qui con altri sacerdoti e suore del suo paese: «Siamo contenti, contentissimi. Eravamo qui in piazza già a mezzogiorno. Che delusione quella fumata nera. Ora invece, guarda che festa! È bello che sia stata una votazione veloce, segno che la Chiesa è unita. Se preferivo un Papa africano? La Chiesa è unica e Benedetto sarà il pontefice di tutti». Suor Rosaria ha fatto una corsa per essere in piazza San Pietro in tempo. Ora fa una sorta di lezione di storia europea a Suor Gesusita, che viene dalle Filippine: «Prima la Polonia, poi la Germania. Due paesi che più di sessant’anni fa si sono combattuti. Lo vedi gli scherzi della Storia?». E quasi a suggellare le sue parole, due ragazzi, uno con la bandiera polacca, uno con quella tedesca, si scambiano abbracci.

La comunità francese dell’Agnello, in abito blu, prega riunita e ringrazia lo Spirito Santo. In tanti pregano, a fior di labbra, appoggiati alle balaustre. Compare un enorme lenzuolo, sopra c’è scritto «Pace» in decine di lingue. Un gruppo di giovani lo agita.

Sono decine di migliaia le persone. Chi non c’era quando il Papa si è affacciato, arriva ora e partecipa comunque: famiglie con bambini, anziani, disabili, studenti e lavoratori. Un allievo di un’accademia di recitazione sta preparando la sua parte nell’«Opera da tre soldi» di Brecht. È stato tutto il pomeriggio in piazza, ripetendola a voce bassissima, un occhio al camino, uno al copione pieno di sottolineature. «Non volevo mancare», sorride.

Poco più in là un gruppo di suore coreane canta in circolo nella propria lingua. In un altro angolo un gruppo di italiani insegna un «Sanctus» a coetanei portoghesi. Sembrano le prove generali di una Giornata mondiale della gioventù. Quella che quest’anno si terrà a Colonia, proprio nella Germania del nuovo Papa che ha già fatto sapere che non mancherà. Delle ragazze francesi tengono i mano uno striscione: «Non avere paura: i giovani sono con te», c’è scritto. L’avevano preparato nelle ultime ore di Wojtyla. Ora è un incoraggiamento a Ratzinger.

Vera ha vent’anni ed è albanese. «È stato bellissimo essere qui quando si è affacciato e sono contentissima che sia lui il nuovo Papa», racconta mentre batte le mani al ritmo di «Benedetto, Benedetto». Poi, la sorpresa: «Sono musulmana», spiega. «Ma Dio è uno solo».

Il «programma» di Benedetto XVI

Fumata bianca alle 17,53