Toscana
UE, ACCORDO FATTO PER L’AVVIO DEL NEGOZIATO CON LA TURCHIA
L’Unione europea e la Turchia hanno raggiunto ieri pomeriggio un accordo sull’avvio dei negoziati di adesione della Turchia il 3 ottobre 2005. A sbloccare la trattativa l’impegno di Ankara, con una dichiarazione verbale, a estendere anche a Cipro il Protocollo dell’accordo doganale e commerciale che riconosce, implicitamente, la Repubblica di Cipro. La Turchia oggi è il solo paese a non riconoscere lo stato cipriota, membro dell’UE e governato da un’amministrazione greco-cipriota.
«Ieri a Bruxelles, la Turchia ha concretizzato 41 anni di sforzi», ha detto il premier turco Recep Tayyip Erdogan, al suo arrivo ad Instanbul, accolto da diverse migliaia di simpatizzanti del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp), facendo riferimento alla prima candidatura della Turchia per l’integrazione europea nel 1963. Il suo breve discorso è stato trasmesso dalla televisione di stato. «Noi ci accingiamo a mettere a profitto il periodo da qui al 3 ottobre prossimo per proseguire sulla strada delle riforme», ha promesso il primo ministro. «Benvenuto al nostro primo ministro, conquistatore dell’Unione europea», «Niente Ue senza Turchia», si leggeva su striscioni e cartelli alzati dai manifestanti in giubilo insieme a bandiere della Turchia, dell’Ue e del partito.
La questione del riconoscimento di Cipro non era mai stata una condizione per l’avvio dei negoziati; l’isola, unitasi all’UE lo scorso maggio, ha però più volte obiettato al fatto che la Turchia rifiutasse di riconoscerla a livello diplomatico. Cipro è divisa fra la comunità greca e quella turca. A livello internazionale, solo la Turchia riconosce lo stato cipriota del nord, ma non quello del sud.
La due giorni dell’incontro UE Turchia ha stabilito per Ankara nuove condizioni da raggiungere prima di potersi dire membro dell’Unione Europea. In agenda: sviluppo delle strutture politiche e economiche, miglioramenti nel campo di diritti umani, rispetto delle minoranze e legislazione. Diritti della dona e libertà religiosa rappresentano le sfide più grandi per il paese; per molti turchi si tratta di una rivoluzione sociale e storica.
Si ritiene che la Turchia non raggiungerà gli standard richiesti prima di 15 anni; per quel tempo il Paese rappresenterà il blocco più popoloso dell’Unione (più di 80 milioni di abitanti), dato che gli assicurerà un forte potere decisionale e la maggioranza dei seggi nel parlamento europeo.