Toscana

Una costituzione per l’Europa

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

E’ l’articolo 2 del Trattato costituzionale, firmato oggi, 29 ottobre 2004, a Roma dai capi di Stato e di governo dei Venticinque, a definire il profilo politico-ideale dell’Ue. Oltre 400 articoli compongono il testo della Carta, a sua volta suddivisa in un preambolo e in quattro parti. Il preambolo (in cui non ha trovato posto l’esplicita citazione delle “radici cristiane”, come più volte invocato dal Papa) fa riferimento alle “eredità culturali, religiose e umanistiche” sui cui si basa la “casa comune”, principi da cui “si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, e dello Stato di diritto”. La parte prima della Costituzione è volta a definire i principali obiettivi dell’Unione, l’architettura istituzionale, i rapporti tra la Ue e lo scenario internazionale.

Nella parte seconda è stata ricompresa la Carta dei diritti fondamentali (dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia) approvata a Nizza nel 2000 come “Dichiarazione”, che ora acquista dignità costituzionale. Nella parte terza sono contenute le disposizioni relative alle politiche comunitarie e al funzionamento dell’Unione.

Tra le competenze Ue emergono la politica economica e monetaria, i problemi occupazionali, le politiche sociali, la tutela della salute e la difesa dei consumatori, i trasporti, le infrastrutture, le reti di comunicazione, il sostegno all’agricoltura e alla pesca, la ricerca, la sicurezza, la giustizia, la cooperazione con i paesi in via di sviluppo e gli aiuti umanitari…

Nella parte quarta sono infine indicate le disposizioni generali, fra cui quelle per la revisione della Carta. Tra gli obiettivi dell’Unione, esplicitamente elencati all’articolo 3, spiccano la promozione della pace, la realizzazione di uno “spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne e un mercato interno nel, quale la concorrenza è libera e non è falsata”, lo “sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale”, la difesa dell’ambiente, “il progresso scientifico e tecnologico”. Inoltre l’Unione si impegna a combattere “l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore”. Essa inoltre “rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo”.

Nella versione finale della Carta, è l’articolo 52 ad occuparsi dello “Status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali”. Esso recita: “L’Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui godono negli Stati membri, in virtù del diritto nazionale, le chiese e le associazioni o comunità religiose. L’Unione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del diritto nazionale, le organizzazioni filosofiche e non confessionali. Riconoscendone l’identità e il contributo specifico, l’Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni”.

CHIESA PORTOGHESE, “È UNA SFIDA. VOGLIAMO UNA EUROPA PIÙ APERTA, GIUSTA E SOLIDALE”“E’ un momento storico per l’Europa, ma è anche un momento di sfida. Spero che i frutti dei valori proclamati della Costituzione europea siano una maggiore solidarietà sociale e la sensibilità ai valori evangelici, che sono valori umani”. E’ il commento del vescovo portoghese Januario Torgal Mendes Ferreira, che è al tempo stesso ordinario militare e responsabile di Pax Christi. “Il Portogallo è stato sempre un grande fautore dell’Unione europea – spiega al Sir -. Per noi la firma della Carta costituzionale è molto importante, perché i valori citati possano avere una valenza pedagogica sulla popolazione”. Però, precisa, “finora ho l’impressione che la formazione dell’Europa sia più fondata su questioni economiche che su uno spirito di solidarietà e giustizia sociale”. La Carta costituzionale, continua, è allora “un modo per ricordare a tutti i valori culturali dell’Europa, in primo luogo quello della dignità della persona umana”. Un valore che, a suo avviso, “deve essere ricordato e vissuto anche riguardo a questioni come l’immigrazione”: “L’Europa sembra avere timore dello straniero, chiude le frontiere e si comporta come se dovesse difendersi dall’invasione dei barbari. Bisogna invece affermare che l’Europa è aperta e il suo compito principale è quello di superare l’abisso tra ricchi e poveri”. Certo, conclude, “siamo scontenti del fatto che il patrimonio del cristianesimo non sia stato riconosciuto nel testo della Costituzione, e che la fede, la speranza e la carità non guidino il popolo europeo. Ma speriamo comunque che i valori proclamati nella Carta siano uno stimolo per una maggiore giustizia sociale”. LE REAZIONI DAI VESCOVI DI CIPRO, REPUBBLICA CECA E GRECIA“Qui a Cipro c’è scarso interesse intorno alla firma della Carta costituzionale europea. Resta l’amarezza per il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa”. E’ quanto ha dichiarato al Sir, padre Umberto Barato, vicario apostolico di Nicosia (Cipro) commentando la firma del Trattato costituzionale, oggi a Roma. “I valori di cui parla la Carta – ha detto Barato – sono e restano radicati ai valori evangelici. Se l’Europa riparte da questi c’è la speranza di proseguire con successo il cammino di integrazione. Solo così si può parlare di passo in avanti. Per Cipro questa è una firma in sordina”.

Per mons. Jan Graubner, presidente dei vescovi della Repubblica Ceca, “La firma della Carta rappresenta un grande momento per la storia europea”. “L’Europa unita – è la dichiarazione rilasciata al Sir – è un grande sogno per tutti noi ma restano alcuni punti negativi. In particolare l’assenza delle radici cristiane dell’Europa. Una scelta che non riconosce i cristiani che vivono nel Continente, anche nell’Est. Ma è proprio da qui che deve rinascere e riqualificarsi l’impegno cristiano in Europa”.

“Giorno importante ma per i cristiani la Carta rappresenta una questione dolorosa a causa dell’assenza delle radici cristiane”. E’ il commento del presidente dei vescovi di Grecia, mons. Franghiskos Papamanòlis, alla firma della Costituzione europea. “L’assenza delle radici cristiane – ricorda al Sir – chiama in causa gli stessi cristiani e lo scarso annuncio della parola di Dio fatto nei tempi passati. Raccogliamo oggi quanto abbiamo seminato. La società europea si è strutturata senza Dio, non contro Dio. Da oggi, dalla firma di questo Trattato, deve nascere il nuovo impegno dei cristiani per l’Europa”. MONS. GIORDANO (CCEE), “PASSO IN AVANTI MA PIÙ CHIAREZZA SU BIOETICA, FAMIGLIA E DIGNITÀ UMANA”“La firma, pur rappresentando un passo positivo verso l’unificazione europea, rischia di suonare un po’ retorica. Tutto dipenderà, infatti, dalle ratifiche”. A sostenerlo è mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali europee. “La firma – dichiara al Sir – avviene all’ombra delle ratifiche e dei referendum indetti in alcuni Paesi ma anche delle vicende legate alla Commissione Barroso. Ma va detto che essa rappresenta un passo positivo verso l’unificazione”.

Nonostante questo mons. Giordano spera che “la firma e la successiva ratifica dei Paesi, siano occasione di un forte dibattito sul Trattato” nel quale, aggiunge, “si notano aspetti positivi ma anche negativi come, nel campo bioetico, la mancanza di una assoluta chiarezza sulla clonazione. Interesserà sapere il reale significato che si dà nella Carta alle parole dignità umana, libertà, famiglia, dialogo, specie tra religioni e istituzioni”.

“Intorno a questa firma – conclude – non c’è proprio un grande entusiasmo ma si spera che ci sia l’occasione di riprendere la discussione. Il dibattito sulle radici cristiane ha prodotto, specie nei Paesi dell’Est, una certa estraneità a questo Trattato. Grosse fette di popolazione ha interpretato il mancato riferimento alle radici cristiane come un non sentirsi a casa. Sarà compito dei cristiani cercare di dare contenuto e valore a queste parole”.

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