Toscana

YEMEN, LIBERI I CINQUE ITALIANI RAPITI

I cinque turisti italiani sequestrati il primo gennaio in una regione montagnosa dello Yemen sono finalmente liberi. Questa mattina sono arrivati a Sanaa a bordo di un elicottero militare, dopo un’odissea durata 5 giorni in cui, hanno detto tra le lacrime appena atterrati, “abbiamo avuto molta paura, credevamo di morire”. Ora i cinque ex ostaggi sono in un albergo di Sanaa. Secondo le prime indicazioni dovrebbero ripartire per l’Italia con l’ aereo che dovevano prendere al termine del loro tour turistico, domani mattina. Sono frastornati, ma sicuramente in buona salute. E sicuramente sono molto felici di averla scampata dopo essersela vista brutta. Anche papa Benedetto XVI ha salutato la liberazione dei turisti italiani “con sollievo” unendosi alla gioia dei familiari degli ex rapiti.

I turisti italiani, 16 in tutto, viaggiavano a bordo di tre diverse auto, quando la prima, un po’ più distante dalle altre, era stata affiancata e bloccata da un furgoncino pick-up con a bordo degli uomini armati. Uno di essi, “un ragazzino” secondo la descrizione di Maura Tonetto si era messo al volante dell’auto degli italiani ed era partito a tutta velocità. “I sequestratori non parlavano una parola di inglese, erano solo in grado di dire ‘no problem’, oppure ‘tomorrow you go Sanaa’, domani andate a Sanaa, ha raccontato Patrizia Bianchi, una delle tre donne rimaste in ostaggio. Patrizia Bianchi ha di fatto anche smentito che nelle prime ore del sequestro sia stato offerto alle tre donne di andare via. “In realtà lo abbiamo detto noi. In un primo momento, alcuni dei rapitori i più giovani tra i 18 e i 20 anni, sembravano d’accordo, ma poi sono venuti degli altri uomini più grandi e ci hanno portati via tutti insieme”.

Le fonti ufficiali yemenite hanno continuato a dire che la liberazione è avvenuta in modo pacifico, “non è stato sparato neanche un colpo”, ma i cinque ormai ex ostaggi hanno detto di aver sentito ieri pomeriggio una intensa attività di fuoco: “Sembrava di essere in guerra. Si sentivano raffiche di mitra e esplosioni anche potenti, probabilmente qualche razzo sparato dagli elicotteri che sorvolavano la zona. Non erano colpi vicinissimi a noi, ma mettevano davvero paura”.

Secondo la ricostruzione ufficiale ieri sono stati catturati quattro dei sei sequestratori e questo ha permesso di individuare con precisione il covo dove venivano tenuti gli ostaggi, un ovile accanto ad una casupola su un costone roccioso nella regione di Marib. Alle prime ore del giorno un elicottero ha quindi portato davanti al covo i negoziatori del governo che, con le buone – e in questo caso anche gli italiani hanno confermato che non sono state usate armi -, hanno convinto gli ultimi due sequestratori a deporre i Kalashnikov e a lasciare andare gli ostaggi. (Fonte: Ansa)